Eravamo rimasti all’invio del manoscritto a una trentina di case editrici. Mi sono andato a ricercare le risposte arrivate via posta o tramite e-mail nei mesi successivi. Si va da cortesi messaggi prestampati ad analisi un po’ più approfondite (che dimostravano almeno la lettura del manoscritto), ma comunque non in linea con i piani editoriali. In mezzo c’è finita anche una proposta di pubblicazione con contributo (evidentemente passata nelle maglie della mia selezione; per curiosità, pubblicare così mi sarebbe costato circa 4000 €). Di tutt’altro tono è stata una telefonata arrivata nel Luglio 2005. Era Giulio Mozzi. All’epoca non sapevo chi fosse. Comunque Giulio mi tenne per circa un’ora (a spese sue) al telefono dettagliandomi i punti del romanzo che funzionavano e quelli che funzionavano meno, dimostrando di aver letteralmente “studiato” il manoscritto. Esordì, molto onestamente che la sua casa editrice non poteva comunque pubblicarlo, ma i suoi consigli mi spinsero ad una revisione consistente della storia (il manoscritto divenne quasi il doppio) e soprattutto mi diedero fiducia nelle mie possibilità. La telefonata di Giulio fu una conferma importante che quello che avevo scritto aveva un qualche valore al di fuori di ambienti “simpatizzanti”. Continuai ad insistere con l’invio dei manoscritti. Poi, Marzo 2006, un mio amico (che aveva letto il manoscritto) mi avvisò che la casa editrice dove la sua coinquilina lavorava come editor cercava scrittori esordienti. Spedisco con consapevole distacco (in fondo il romanzo era concluso da più di un anno). Maggio 2006. La casa editrice mi telefona e mi convoca per un colloquio. Cerco di tenere a freno la mia esultanza. Sotto sotto temo anche che si tratti di qualcosa a pagamento. Invece è tutto vero. Scambio qualche chiacchiera con Laura Perini, Direttore Editoriale della Valter Casini, il romanzo le piace, anche se bisognerà lavorare di editing.
L’11 Maggio firmo il contratto con la casa editrice. Uscendo dalla Valter Casini cammino come John Travolta ne “La febbre del sabato sera” (chi conosce il film, capisce). Sono diventato ufficialmente uno scrittore. Oppure no?
P.S. Oggi è il mio compleanno…
Scrivo da un sacco di tempo. Girando un po’ per Internet, ti accorgi che in Italia scrivono in molti (più di quanti leggano, sostengono i maligni). Volevo raccontare la mia avventura editoriale, magari può essere utile a qualcuno.
La scrittura è un hobby che mi ha accompagnato fin da piccolo. Racconti, brevi storie, articoli sul giornale locale. Divertimento e riconoscimento da parte di amici e parenti. Poi, nel 2004, inizia a frullarmi un’idea in testa. Troppo complessa per un racconto. Inizio a confrontarmi col genere più complesso del romanzo. Ce la farò a tenere alta la tensione per un sacco di pagine? A caratterizzare una miriade di personaggi? A gestire gli intrecci della trama? E’ difficile investire tanto tempo ed energie avendo la quasi certezza che ti leggeranno i soliti parenti e amici. Magari vale la pena continuare a scrivere raccontini carini e lasciar scrivere i romanzi a chi lo sa fare. Ma la storia continua a ronzarmi nella testa. Temo che non riuscirò a liberarmene se non la metto su carta. Mi rimbocco le maniche e comincio a scrivere. Le pagine vengono giù facili, ogni tanto si torna indietro e si modifica qualche punto precedente, si passa un sacco di tempo a documentarsi, ogni tanto si lima. In un anno, rubando intorno qualche ora al giorno, la storia è finita. E adesso? Come al solito la faccio leggere a parenti e amici fidati (sempre il primo banco di prova). Dicono che è bello (del resto, cosa vuoi che dicano). Magari vale la pena pubblicarlo. Non so neanche da dove iniziare. Mi affido ad Internet e leggendo su siti per scrittori esordienti, capisco che è necessario fare una cernita delle case editrici. Chi pubblica narrativa? Chi pubblica noir e thriller? Chi pubblica esordienti? In Italia ci sono qualche migliaio di case editrici (non ve l’aspettavate, vero? Visitate http://www.wuz.it/Directory/tabid/81/id/8/default.aspx ). La maggior parte pubblica richiedendo un contributo (sotto forma di acquisto di copie da parte dell’autore), molte non pubblicano esordienti, tante si sono ritagliate una nicchia particolare nel vasto mondo della letteratura. Dopo la scrematura le case editrici a cui inviare il manoscritto diventano una trentina (sicuramente una cifra più accessibile). Mi armo di santa pazienza, divento un frequentatore di uffici postali e inizio a inviare pacchi contenenti manoscritto e lettera di presentazione (per inciso, evitare la raccomandata con ricevuta di ritorno, è più costosa e molti editori si scocciano di firmare ad ogni arrivo di posta). Chi mi ha risposto? Be’, questo lo vediamo al prossimo post.
Carlo Valle stava vivendo il momento della propria morte come se assistesse a quella di un’altra persona. La sensazione di un film al rallentatore.
Prima il nero, poi un movimento indietro della macchina da presa, l’inquadratura che si concentra sulla pupilla spalancata, fissa. Ancora macchina indietro e appare il contorno dell’occhio, poi, lentamente, l’intero viso, immobile sul pavimento, schiacciato, una sottile linea rossa che parte dall’angolo della bocca.
La macchina da presa panoramica indietro, compie un lento movimento e si solleva dal pavimento.
Compaiono le braccia scomposte, come quelle di una marionetta abbandonata, la mano, fasciata da bende bianche, ancora impugna la pistola fumante con la canna d’acciaio lucido; nel busto, all’altezza del cuore, è visibile il foro del proiettile attraverso la giacca.
Infine, inquadrata dall’alto, riversa sulla pancia, appare l’intera figura. Una macchia di sangue si allarga pigra da sotto il corpo confondendosi con il tappeto rosso.
Nell’ultimo istante della sua vita Carlo Valle ripercorse gli eventi che lo avevano condotto fin lì.
Poi il buio.
Benvenuto.
Questo è il mio blog. Se sei arrivato fino qui, hai acquistato e auspicabilmente letto (o il contrario) il mio primo romanzo.
Approfitto di questo spazio per mettere subito le cose in chiaro. "In memoria di me" è un noir. Non ha la pretesa di essere letteratura "alta" (anche se la discussione sulla definizione ci porterebbe lontano). Spero tu ti sia divertito a leggerlo almeno quanto io abbia fatto scrivendolo.
L’idea del blog è quella di scambiare commenti e critiche sul libro e sui temi trattati.
Quindi resto qui in finestra ad aspettarvi…
"Pedo Mellon A Minno"