Quoto un interessante articolo pubblicato su Dagospia in cui emerge che nel mondo dell’editoria sempre più case editrici "prestigiose" (quindi non le solite e riconosciute case editrici a pagamento) consentono ad alcuni autori di pubblicare in cambio di finanziamenti. Mi sembra un segnale allarmante della direzione che si sta prendendo.
"[...] E qui s´apre una zona torbida, il lato oscuro degli editori, che quarant´anni fa non era certo immaginabile. L´editoria più prestigiosa che pubblica in cambio del bonifico.
Un analista puntuale come Giuliano Vigini, direttore dell´Editrice Bibliografica e tra i più autorevoli osservatori del mercato librario, non smentisce il fenomeno: «È vero: oggi in Italia sono diverse migliaia gli autori che pubblicano a proprie spese presso marchi storici o comunque di gran nome. Una quota equivalente a quelli che si rivolgono ai piccoli publisher a pagamento». Non sovvenzioni di enti pubblici o biblioteche o dipartimenti universitari né finanziamenti di banche o fondazioni: il riferimento è a privati, facoltosi professionisti che aprono il portafoglio per dar lustro al figliolo o a sé medesimo, e l´editore incassa senza battere ciglio."
Avrò avuto al massimo undici anni. Ero alle elementari (in quarta o in quinta). Mio padre mi fece leggere "L’isola misteriosa" di Jules Verne. E’ un libro corposo, in parte anche complicato (ricordo che i naufraghi facevano calcoli di trigonometria per capire la propria posizione) ed è l’ultimo di una trilogia (con "Ventimila lege sotto i mari" e "I figli del capitano Grant"). Ma per me fu una folgorazione. Tanto che in un successivo tema in classe, buttai giù un lunghissimo componimento (con grande disperazione della mia maestra) in cui raccontavo di me e alcuni compagni di classe naufraghi su un’isola deserta.
Con quel libro capii che la lettura ti permetteva di vivere altri "mondi" e la scrittura ti consentiva addirittura di crearli.
Da allora ho amato altri libri, che sono stati fondamentali per la mia vita e per la mia scrittura. Ma la storia di Smith, Spilett, Nab, Pencroff e Brown mi è rimasta nel cuore.
Servono le scuole di scrittura?
Direi di sì. Sempre con le dovute cautele (da quanto tempo opera, chi sono i docenti, il rapporto prezzo/servizi offerti). Sicuramente sono una buona opportunità per affinare il talento (qualora ci sia) e imparare i trucchi del mestiere. Del resto, nessuno di noi si sognerebbe di diventare pittore senza prima frequentare un corso di disegno o riparare moto senza aver fatto apprendistato.
Spesso gli scrittori esordienti peccano di umiltà. Pensano che una buona idea si trasformi quasi automaticamente in una pagina scritta. Come ho già detto, non è così. Il talento è innato, ma va sostenuto con l’esercizio. Ho fatto mia una definizione per l’atteggiamento di chi scrive:
Genio e regolatezza.
Ovviamente frequentare un corso di scrittura non significa automaticamente diventare grandi scrittori né avere maggiori possibilità di pubblicare. Però è utile e stimolante confrontarsi con altri aspiranti scrittori (il confronto porta sempre arricchimento e aiuta a valutare le proprie capacità) sotto la tutela di chi ha fatto della letteratura il suo mestiere.
in this proud land we grew up strong
we were wanted all along
I was taught to fight, taught to win
I never thought I could fail
no fight left or so it seems
I am a man whose dreams have all deserted
I’ve changed my face, I’ve changed my name
but no one wants you when you lose
don’t give up
‘cos you have friends
don’t give up
you’re not beaten yet
don’t give up
I know you can make it good
though I saw it all around
never thought I could be affected
thought that we’d be the last to go
it is so strange the way things turn
drove the night toward my home
the place that I was born, on the lakeside
as daylight broke, I saw the earth
the trees had burned down to the ground
don’t give up
you still have us
don’t give up
we don’t need much of anything
don’t give up
’cause somewhere there’s a place
where we belong
rest your head
you worry too much
it’s going to be alright
when times get rough
you can fall back on us
don’t give up
please don’t give up
‘got to walk out of here
I can’t take anymore
going to stand on that bridge
keep my eyes down below
whatever may come
and whatever may go
that river’s flowing
that river’s flowing
moved on to another town
tried hard to settle down
for every job, so many men
so many men no-one needs
don’t give up
’cause you have friends
don’t give up
you’re not the only one
don’t give up
no reason to be ashamed
don’t give up
you still have us
don’t give up now
we’re proud of who you are
don’t give up
you know it’s never been easy
don’t give up
’cause I believe there’s the a place
there’s a place where we belong
Auguri a Peter Gabriel che oggi compie 58 anni.
"Ha fatto male, vero?, disse il bambino.
Sì. Ha fatto male.
Tu sei molto coraggioso?
Insomma, così e così.
Qual è la cosa più coraggiosa che tu abbia mai fatto?
L’uomo sputò un grumo di catarro e sangue sulla strada. Alzarmi stamattina, disse.
Davvero?
No. Non starmi a sentire. Forza, andiamo."
C. McCarthy
Di seguito l’autore insieme ad Enrico, vincitore del concorso "Trova la citazione". Indossano la "prestigiosa" maglietta "In memoria di me".

Sotto: Tale padre tale figlia…
