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Archive for aprile, 2008

Some like it short

Racconto breve (max 2000 battute), tema "Un tempo per tutto". Non ho vinto. Il solito magna magna…

 

«Pronto…prontooo, no, ho poco campo, mezza tacca, no, non tu, il campo.»

Carlo Valle, manager strategico della FreeComTel S.p.A. sfrecciava sull’ingombrante SUV nel traffico della prima mattinata.

«Prontooo. Allora per la partita di calcetto va bene alle nove, poi andiamo a cena con quelle due che hai conosciuto allo sporting. Come si chiamano. Ivanka e Milonka? Ahahahah. Scherzo. Aspetta, ho una chiamata sull’altra linea.»

Valle pigiò un minuscolo tasto sull’auricolare bluetooth.

«Pronto. Ciao Sara. Allora, organizzami quel meeting per le dieci, poi ho la colazione di lavoro con l’avvocato e devi rimandarmi il follow up con i capiprogetto nel pomeriggio. Alle quindici. Ah, avvisa mia moglie che stasera torno tardi. Ma porc…»

Il SUV sterzò netto per evitare un’utilitaria immobile al semaforo rosso.

«Non dicevo a te. Dicevo alla gente che non ha niente da fare e si ferma agli incroci. Statevene a casa a guardare la tele. Senti Sara, dovresti dire ai giapponesi che non posso incontrarli prima di…»

Carlo Valle percepì appena l’enorme TIR che stava per centrare il fianco della sua auto lanciata a velocità spaventosa nel centro dell’incrocio.

L’ultimo pensiero che transitò nella sua mente fu che cosa ci facesse un mezzo di quelle dimensioni in centro città.

Poi il buio.

Quando riaprì gli occhi una luce penetrante lo colpì. Un cono luminoso lo puntava, lasciando al buio il resto. Uno strano odore di uova marce. Si fece scudo con la mano. Era disteso, un camice bianco al posto dei costosissimi abiti firmati.

Un signore elegante, abbronzato, con un pizzetto nero rifinito lo spiava sorridendo.

«Senta» iniziò Valle «ho molta fretta. Mi dica in che ospedale sono e mi rimedi un telefono.»

«Stia calmo» lo rassicurò il signore «ora ha tutto il tempo che vuole.»

Si girò e sparì nel buio.

Forse era ancora stordito, ma Carlo Valle ebbe la certezza di vedere una coda fuoriuscire dai pantaloni e degli zoccoli di capra al posto delle scarpe.

I grandi romanzi dell’800 e degli inizi del secolo scorso ci appaiono spesso lenti rispetto alla letteratura di oggi. Questo è dovuto principalmente al differente utilizzo di uno strumento narrativo quale è la descrizione. Ad un lettore dell’epoca occorreva descrivere dettagliatamente come fosse fatta una jungla o un transatlantico. Il romanzo assumeva (anche) la funzione di finestra sul mondo "fisico" nel raccontare posti, persone, costumi lontani e sconosciuti. Entrati nella cultura delle immagini (con la televisione e ancora di più con Internet) la ricchezza delle descrizioni perse il significato originario. Basta descrivere pochi tratti caratteristici e nella mente del lettore scatta automaticamente la visione completa del tutto in una sorta di continua sinèddoche. Questo anche grazie ad un immaginario collettivo che ormai (e non credo sia un bene) è diventato uniforme e comune.

Oggi il romanzo tenta (anche) di aprire finestre più intime, più "metafisiche", dando la descrizione del mondo fisico per acquisita. Proprio perchè nella narrazione di oggi si ricorre ad una descrizione per pochi tratti, occorre che questi tratti siano il più precisi possibile. Lo scrittore deve conoscere dettagliatamente ciò che deve descrivere, con competenza e termini tecnici che lo aiutano in questa operazione chirurgica. Più il termine è azzeccato, meno parole saranno necessarie a descrivere l’oggetto di cui si parla.

Quattro chiacchiere

Il mio nome è stato inserito nel forum autori di QLibri. Se avete domande, curiosità o solo voglia di chiacchierare, vi aspetto. Per essere riconosciuto dal sistema e partecipare al forum, basta registrarsi qui.

Raffaele Lombardo, leader del Movimento per l’Autonomia (area PdL) e neopresidente della regione Sicilia ha dichiarato:

"Combatterò la criminalità in Sicilia: cioè scippi e microcriminalità."

Tempo fa si parlava del più grande problema di Palermo: il traffico.

 

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La scheda di "In memoria di me" è stata inserita sul sito QLibri. Se qualcuno ha voglia di recensirlo basta andare qui.

Una risata ci seppellirà

Vi segnalo la gustosa rubrica Satira Preventiva che Michele Serra tiene sull’Espresso. Qui sotto l’articolo più recente:

Sei milioni di alabarde

Le ultime battute della campagna elettorale sono state dominate dalla polemica sui fucili di Bossi. Fra i sospetti c’è quello che che le armi siano inesistenti

La polemica sui fucili di Bossi ha dominato le ultime battute della campagna elettorale. Si sospetta che il Senatur millanti il possesso di armi da fuoco in realtà inesistenti. Secondo calcoli attendibili, la Lega disporrebbe di un numero cospicuo di forconi a tridente, già ammirati nella recente Festa della Fienagione. E di una quantità imprecisata di coltellini svizzeri, alcuni con cavaturaccioli altri senza, già usati per bucare le gomme delle macchine nei sanguinosi scontri tra bande rivali di pensionati cercatori di funghi. Discreta anche la dotazione di armi storiche, come le alabarde trafugate dai magazzini di Cinecittà e usate dai ministri leghisti per pulirsi i denti dopo i pasti, e le micidiali catapulte Golia, vanto dell’artigianato bergamasco e usate per colpire al volo gli stormi di fringuelli durante la celebre Festa del Bracconaggio, che si tiene in suggestivi paesini di fondovalle riconoscibili per i grossi buchi nei tetti.
I fucili sarebbero in realtà pochissimi. Poche centinaia di doppiette, per altro già sequestrate ai cacciatori del Bresciano, con l’accusa di farne un uso improprio: le utilizzavano per la pesca di frodo dei pesci siluro nei laghetti di pesca sportiva.

Altro discorso meriterebbero le squadriglie di Suv coreani a basso costo, normalmente usati dalle massaie lombarde per portare i bambini a scuola e per stendere i panni sulla barra antibufalo. Secondo la Digos, se guidate dal marito ubriaco potrebbero costituire un grave pericolo. Ma la maggior parte di queste vetture è inutilizzabile da quando, in occasione dell’inaugurazione della nuova Variante Subalpina, il corteo leghista, guidato da Calderoli, è precipitato in un dirupo perché la Variante, frettolosamente inaugurata, era solo sulla carta: dopo un chilometro precipitava nell’Orrido di San Prudenzio, una fenditura naturale che da secoli inghiotte tutti gli eserciti in transito.

Difficile anche l’utilizzo dell’aeroporto di Malpensa a scopi bellici. Nelle prove simulate, i piloti da guerra lumbard, compresi quelli già residenti a Malpensa, non sono riusciti a raggiungere in tempo l’aeroporto lungo il tratturo a due corsie che lo collega al mondo civile, intasato di lepri morte, copertoni in fiamme per i tipici sabba delle prostitute nigeriane (amatissime dai clienti lumbard) e roveti mai potati a causa di un conflitto di competenza tra l’Anas e i coltivatori locali di ortaggi per cassoeula.

Molti i dubbi sulla logistica. I movimenti delle truppe lumbard, durante le esercitazioni, si sono rivelati difficoltosi a causa delle decine di migliaia di rotonde che formano la rete viaria padana: il rettilineo più lungo è di un centinaio di metri. Il Battaglione Pontida, guidato dal generale Urca e formato da duemila
camicie verdi armate di enormi pestacarne, ha percorso sedici volte la complanare di Busto Arsizio, arrendendosi a una pattuglia della Polstrada. La Divisione Brenno, riconoscibile per i caratteristici elmi cornuti e il giustacuore di eternit, ha impiegato tre mesi per spianare, su suggerimento del Genio Lumbard, tutte le rotonde che impediscono di raggiungere Venegono inferiore partendo da Venegono superiore.

Male, secondo gli esperti, anche l’attività spionistica. La spia leghista è facilmente smascherabile perché, anche quando è travestita da immigrato pakistano o da agente di commercio francese, grida in continuazione "Roma ladrona" e soprattutto agita l’alabarda.

Meglio l’attività di vettovagliamento. Già pronta la comoda Razione del Fante Leghista, formata da uno stinco di bue con verze e una bevanda al gorgonzola molto nutriente. Qualche difficoltà nel trasporto del Tagliere del Reggimento, un’enorme tavola di legno, dal forte significato simbolico, che sorregge cinquanta chili di polenta. I quattro addetti al trasporto faticano molto a tenere il tagliere in orizzontale, e si ustionano facilmente a causa della continua tracimazione di polenta arroventata. Risolto invece il problema delle forme di taleggio, tradizionalmente quadrate. Se ne produrranno di tonde per facilitare il rotolamento delle medesime lungo i percorsi scoscesi.

Purchè se ne parli…

Qui si chiacchiera in amicizia delle mie vendite…

Un discreto (in)successo

Ho ricevuto la prima rendicontazione sulle vendite di "In memoria di me" da settembre ad oggi:

234 copie

La trama non è altro che la storia che vogliamo raccontare disposta secondo l’ordine lineare e cronologico in cui si svolgono gli eventi. Il "cosa" si narra.

L’intreccio è il modo in cui l’autore decide di raccontare la trama, "montando" (per utilizzare un termine cinematografico) le varie scene. Il "come" si narra.

Si sostiene che il numero di storie (e quindi di trame) sia finito. Chi ne ha contate 36, chi, più estremista, ha ricondotto tutte le trame a due archetipi. Senza voler dare una quantità precisa, mi trovo d’accordo nel pensare che le storie non siano infinite. Quello che le rende tali è la differente struttura che di volta in volta viene applicata per raccontarle.

Partendo da una trama con struttura lineare ci sono diverse modalità per complicarne l’intreccio. La prima è l’uso del tempo. Con i flashback o i flashforward posso di volta in volta far fare un salto indietro o avanti al lettore rispetto al tempo della narrazione. Posso anche mutare il punto di vista. Cioè raccontare la storia (lo stesso episodio, ma anche episodi diversi) da "persone" diverse (dove le "persone" possono essere i personaggi o il narratore stesso). C’è una terza modalità che prevede l’utilizzo all’interno del racconto di differenti registri linguistici (stili differenti, forme verbali differenti, utilizzo di forme di comunicazione differente, come fa Camilleri ne "La scomparsa di Patò" costituita da ritagli di giornale, telegrammi, lettere mischiati alla narrazione vera e propria).

Per citare un esempio che conosco bene, scrivendo "In memoria di me" ho cercato di rendere l’intreccio interessante (non so con quali esiti) per il lettore sia utilizzando il flashback (quasi tutto il libro è un lungo salto all’indietro che parte dalla morte del protagonista), sia diversificando i punti di vista (la narrazione principale è interrotta da flashback storici che raccontano episodi apparentemente scollegati alla trama), sia giocando con i tempi verbali (il presente è narrato utilizzando il passato remoto, il passato è narrato al presente).

Al voto, al voto

Premetto che sono una persona con ideali di sinistra e che nella vita ho partecipato con moderazione ad attività politiche e sociali.

Ciò detto, sono fortemente tentato di non andare a votare alle prossime elezioni.

In giro per la città campeggiano faccioni sorridenti di persone che non conosco e che con promesse e slogan pubblicitari chiedono il mio voto (l’ultima che ho notato è quella di un politico fotografato di fronte al poster di un noto guerrigliero e con indosso la maglia di una altrettanto nota squadra di calcio). E’ questa mercificazione che mi dà fastidio. Il voto è trattato come un prodotto da vendere/comprare. In questi giorni divento un soggetto importante per la "politica" che mi cerca, mi spiega, mi adula, mi corteggia. Salvo poi sparire fino alla fine della legislatura, arrovellandosi (e spendendo il denaro delle mie tasse) su questioni lontanissime dalle necessità reali dei cittadini.

"Ma i nostri nonni hanno combattuto perchè noi avessimo diritto al voto" dirà qualcuno. Lo so e ne riconosco il merito, ma forse i nostri nonni (e i politici che eleggevano) erano migliori di noi.

Il mio è un discorso qualunquista? Non lo so. Forse è solo il discorso di un uomo qualunque.

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